La distanza sociale diventa arte: l’esperimento dell’architetto salernitano Michele Citro

La distanza sociale diventa arte: l'esperimento dell'architetto salernitano Michele Citro   Il vuoto diventa sensoriale. Un locale di Salerno trasforma le necessità del momento in una straordinaria opportunità di design grazie all'iniziativa di Michele Citro   Il Covid 19 è un banco di prova anche per gli architetti. La necessità ha, infatti, imposto che gli spazi andassero destrutturati e ristrutturati all'interno di un nuovo paradigma. E ciò ha riguardato in special modo il settore del food&beverage.   

Nelle scorse settimane ha fatto parlare di sé il progetto White/kursaal, sala ristorante con lido balneare annesso situato sulla costa sud di Salerno. Un concept che, grazie all'opera dell'architetto Michele Citro, ha dato luogo ad un nuovo paradigma progettuale.   “Nel pensare il progetto mi sono imbattuto in un pericolo”. Ha dichiarato Citro “Quello di dover rinunciare, per la prima volta, alla bellezza del design in norme di aspetti funzionali e contingenze pratiche dettate dal particolare momento.   No. Non poteva andare così, mi sono detto. Il Covid-19 non poteva averla vinta sull' Estetica, sulla Bellezza, sull'Armonia. Ci ho ragionato su. E tanto”.  

Social Distancing  
“L’opera non è soltanto l’oggetto, ma anche quello che lo circonda e i vuoti, gli spazi” . Ha dichiarato anni fa il celebre architetto brasiliano Oscar Niemeyer, una frase che sembra oggi calzare a pennello su tutto ciò che avvenuto intorno al progetto di Michele Citro.   “Mi sono detto che se è vero, come è vero, che l'architettura si prende cura anche dei vuoti, questo non poteva venire meno, a meggior ragione, in un momento come questo, in cui il vuoto, la distanza sociale, seppur sgradita, è imprescindibile al benessere e alla salute di ciascuno di noi”, spiega l'architetto salernitano.   

La soluzione  
Se il Covid ha imposto dei vuoti, questi dovevano prendere vita. Diventare, quello che Citro ha definito dei “vuoti sensoriali”. Vuoti che non circondano l'opera, ma ne fanno parte, come ricordava Niemeyer.    Il progetto White/Kursaal si è tradotto quindi in volumi / contenitori spaziali il cui segno rimanda all’archetipo familiare della casa, stimolando la percezione di accoglienza, di benessere e di sicurezza,  sensazioni ben ancorate nel nostro inconscio emotivo.  

Il concept  
“Il vuoto sensoriale non è un vuoto. È riempito da continui scambi di energia, intimi e personali, più forti di qualunque distanza.    Il mood progettuale è esplicitato da arredi tematici che ricordano di ciò che siamo fatti: energia e amore. Ecco allora pouff a forma di sole, divani rossi, lampade rosse a forma di cuore che si illuminano della nostra passione!   Ritengo Il White un esperimento progettuale , un nuovo paradigma concettuale dedicato a momenti di piacere e di benessere personale e collettivo. L’ obiettivo è legare la vera emotività a ciò che ci circonda. Riempire, cioè, il vuoto di Sensi, quindi di noi”.

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